Abramo


I. La storia di A. Il ciclo della storia di A. nel libro della Genesi è tra i più significativi dell'intera Scrittura tanto che nella preghiera eucaristica lo si venera come « nostro padre nella fede ».

Tale ricordo è motivato dalla sua stessa esistenza assurta a modello di vita di fede, quindi di mistica comunione con il Dio dei nostri padri. Diversi episodi?chiave della vita di A., riportati oltre che nella Genesi in altri brani dell'AT e NT, possono essere ricordati in quanto rivelatori della sua religiosità. Il più importante tra essi è quello relativo all'offerta, da parte di Dio, di una terra e di una famiglia (12,1?3). Questa sfida è annunciata in Gn 12,1?3 ed è suggellata con un patto (17,1?21), in conformità alla tradizione sacerdotale (per un'ulteriore versione vedi il 15,1?19). Le probabilità di riuscita sono esigue per A., ma la promessa di Dio, specialmente quella di una famiglia, è continuamente ripetuta. Le difficoltà sono determinate da alcune circostanze più volte annotate: A. è vecchio e Sara è sterile (cf 11,30; 15,2; 16,1; 17,17; 18,11). A. stesso chiede a Dio di riconoscere il suo servo Eliezer come il figlio della promessa, ma il Signore non accetterà (cf 15,4?6). Da Agar, la schiava egiziana di Sara, nasce Ismaele ed A. chiede che la promessa si adempia attraverso di lui (cf 17,18), ma Dio rifiuta ancora. La promessa si compirà con Isacco. A. e Sara « ridono » ogni qualvolta si menziona Isacco (cf 17,17; 18,13?15; « allora Sara disse: «Motivo di lieto riso mi ha dato Dio; chiunque lo saprà, riderà di me» » (21,6). Finalmente, con la nascita di Isacco, la promessa sembra compiersi. Comunque, procediamo in direzione dell'Akedah, il « vincolo » di Isacco, secondo la tradizione giudaica, ovvero il sacrificio di Isacco. Dopo quanto è avvenuto, l'offerta di Eliezer, quella di Ismaele e l'inattesa nascita di Isacco, Dio mette alla prova A. (cf 22,1) ordinandogli di sacrificare Isacco sopra un monte, nella terra di Moria (luogo sconosciuto). La narrazione è tracciata con grande accuratezza letteraria e grande tensione, specialmente nel passo in cui padre e figlio intraprendono il viaggio. All'ultimo momento la mano di A. viene fermata dall'intervento dell'angelo del Signore: « Ora so che tu temi Dio » (22,12). Questa è un'esemplificazione del timor di Dio. A. sacrificherà un ariete, visto impigliato in un cespuglio. Questa stupenda scena è stata ripresa dall'arte e anche dalla letteratura successiva (S. Kierkegaard, Timore e tremore, 1843), ma nessun commento in proposito risulta adeguato. I consueti termini, obbedienza, fede, non sono in grado di evidenziare l'intima reazione di A. all'impossibile richiesta di Dio. A., con il suo comportamento, confidando in lui a dispetto delle contrarie apparenze, rende possibile al Signore, di ritornare liberamente su quanto gli ha ordinato. Il commento nella Lettera agli Ebrei (11,19) è troppo distaccato e alquanto razionalistico: « Egli pensava, infatti, che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo riebbe Isacco e fu come un simbolo ». Dopo tutte le promesse fatte e rinnovate (cf 12), dopo tutte le proposte di A. per contribuire al compimento della divina promessa, Eliezer e Ismaele, la « prova » di A. lascia tutti senza parola. L'effettiva « dimora » di A. in Palestina è sancita dall'acquisto della terra in Macbela, nella quale Sara è sepolta. La promessa di una terra è soltanto agli albori. All'inizio A. aveva dato, con magnanimità, a Lot la possibilità di scegliere dove risiedere e Lot aveva scelto di occupare l'area delle città della pianura (Sodoma e Gomorra). Lot non merita molta attenzione, ma c'è un affascinante episodio connesso con la distruzione di queste città: la conversazione tra il Signore e A. (cf 18,16?33). Il Signore decide di non nascondere ad A., che diverrà « una nazione grande e potente » (v. 18,18), ciò che ha intenzione di fare. A. sfida « il giudice di tutto il creato per fare ciò che è retto ». Chiede se il potere di intercessione di cinquanta giusti a Sodoma sia sufficiente per preservare la comunità dalla distruzione. La discussione continua finché il Signore promette che « per amore di dieci giusti non la distruggerà » (v. 32). Lo stesso A. è fedelmente descritto negli episodi della « moglie?sorella » (narrati due volte, 12,10?20; 26,6?11), nei quali fa credere Sara sua sorella per proteggersi. Ciò significa rischiare la vita della donna tramite la quale la promessa dovrà realizzarsi, ma A. non mostra alcun segno di compunzione. La provvidenza di Dio la protegge.

II. A. modello di mistica unione con Dio. A. è divenuto noto per la sua giustizia, grazie a quanto dice di lui s. Paolo: « A. ebbe fede in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia » (Gn 15,6; Rm 4,1?25; Gal 3,6?9). Nel pensiero di Paolo A. è giusto davanti a Dio per la sua fede, non per la legge o la circoncisione. A. ascolta la Parola di Dio e confida nella promessa del Signore. Paolo, perciò, considera la fede di A. come archetipo e modello della fede cristiana (cf Rm 4,19). La promessa fatta ad A. è valida non solo per coloro che discendono biologicamente da lui (gli ebrei), ma per tutti coloro che condividono la sua fede, ebrei e gentili (cf Rm 4,14). A. ebbe fede « sperando contro ogni speranza e così divenne il padre di molti popoli... » (Rm 4,18), quindi nostro « padre nella fede ».

Nella figura di A. Paolo trova, perciò, i fondamenti della sua teologia della giustificazione, realtà ottenuta gratuitamente per fede. Ciò significa che nel rapporto esistenziale con Dio tutto è grazia, alla quale si aderisce per fede. L'obbedienza di A. diventa norma ultima di ogni vita che tende alla perfezione della carità, l'unica realtà che permette all'uomo di entrare nella mistica comunione con il Dio di Gesù Cristo.

Bibl. D. Barsotti, s.v., in DES I, 10?12; P.M. Bogaert, Abraham dans la Bible et dans la tradition juive, Bruxelles 1982; A. González, Abramo padre dei credenti, Francavilla al mare (CH) 1969; E. Mangenot, s.v., in DB I, 74?82; R. Martin?Achard, Actualité d'Abraham, Neuchâtel 1969; L. Pirot, s.v., in DBS I, 8?28; M. Viller, s.v., in DSAM I, 110; S. Virgulin, s.v., in NDB, 3?10.


Autore: R.E. Murphy
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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