Ultramontanismo


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Nome dispregiativo usato dai Gallicani per indicare coloro che accentuavano l'autorità del papa e cercavano tutte le soluzioni « al di là delle Alpi », cioè, a Roma. Gli Ultramontani reagivano contro movimenti come il Febronianesimo, il Gallicanesimo e il Giansenismo i quali, sia pure in modi differenti, sostenevano la giurisdizione delle Chiese locali contro l'autorità centrale di Roma. Esponenti ultramontanisti furono: Joseph de Maistre (1753?1821), Félicité Robert de Lamennais (1782?1854) per una parte della sua vita, Louis Veuillot (1813?1883), il cardinale Nicola Wiseman (1802?1865), arcivescovo di Westminster, il suo successore il cardinale Enrico Edoardo Manning (1802?1892) e William George Ward (1812?1882). La restaurazione dei Gesuiti nel 1814, le rivoluzioni sconvolgenti del 1830 e del 1848, il lungo pontificato di Pio IX (1846?1878) ed altri fattori portavano molti a cercare l'autorità come risposta a quasi tutti i problemi. Il movimento ultramontanista culminò con la definizione dell'infallibilità pontificia proclamata dal Concilio Vaticano I; nel 1870 (cf DS 3065?3075; FCC 7.190?7.199). Tuttavia i termini precisi della definizione criticavano implicitamente le esagerazioni del movimento. Con il suo insegnamento sulla collegialità di tutti i vescovi con e sotto il papa, il Concilio Vaticano II (1962?1965) diede una visuale più equilibrata dell'autorità papale (LG 22?25). Cf Chiesa; Concilio Vaticano I, Concilio Vaticano II; Febronianesimo; Gallicanesimo; Giansenismo; Tradizionalismo.

Fonte: Dizionario sintetico di Teologia (G.O Collins, E.G. Farrugia)


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