Dan


Figlio di Giacobbe e di Bala, schiava di Rachele (Gen. 30, 1-6); capostipite della tribù omonima. Essa, all'esodo dall'Egitto, era la più numerosa (ca. 62.000: Num. 1, 38 s.), dopo Giuda; nelle marce per il deserto veniva per ultima (Num. 10, 25). In Canaan si insediò sulle colline occidentali (sefelah settentrionale e primi contrafforti montani), all'altezza di Gerusalemme; raggiungendo la pianura costiera e forse anche il litorale. Stava così tra Efraim (nord, nord-est) e Giuda (a sud); tra Beniamino (est) e il Mediterraneo. Città principali: Sorea (= Sa-r'a), Estaol (= Eswa'), 'Ir Semes (= 'Ain S.), Ajjalon, Timna (= K. Tebna), 'Eqron (= 'Aqir), Elteqè (K. el-Muqanna'), Gath Rimmon, Lidda (Ios. 19, 40·46). La spinta di Giuda verso ovest, ma più quella degli Amorrei, che occuparono la sefelah, mentre sulla costa si stabilivano i Filistei, restrinsero assai il territorio di D. e provocarono l'emigrazione di buona parte della tribù, a nord presso le fonti del Giordano, dove espugnata la sidoniana Lais, la ricostruirono e ribattezzano Dan (= Tell el-Qadì, in arabo): 105. 19, 47; Iudc. 1, 34; 18. Nell'emigrare, passando per le montagne di Efraim, i Daniti depredarono il santuario familiare di Mika, asportandone il piccolo vitello d'argento e gli altri oggetti cultuali, e costrinsero il levita che ne curava il culto, a seguirli. Fondarono così nella città ricostruita il santuario col culto poco ortodosso del vitello, che Ieroboamo I, appena operato lo scisma, elevò con Bethel a contraltare del Tempio di Gerusalemme, sostituendo all'antico un grande vitello d'oro (Iudc. 18; I Reg. 12, 26-32). D. ormai è una tribù settentrionale, affiancata a Neftali; la frase «da D. a Bethsabea» (l'estremo sud): 1Sam 3, 20; 2Sam 24, 2.15 ecc., diviene ordinaria per indicare tutta la terra promessa. A sud rimane un gruppo molto esiguo (Iudc. 5, 17); l'eroe della tribù, Sansone (v.), compie le sue gesta a Sorea, Estaol, Timna (Iudc. 13-16). La benedizione di Giacobbe (Gen. 49, 17: come un serpente sul cammino) si riferisce forse all'astuzia, caratteristica alla tattica di Sansone, e ai Daniti, nella loro migrazione. Si è creduto trovare D. nei testi di Ras Shamra: La leggenda di Danel, l'eroe mitico sarebbe identico all'eponimo della tribù israelitica (Dhorme, Barton); nei testi di el-Amarna c'è un Addu-Dani, della regione di Lais; infine, nel poema 'Anat e la vacca (Ras Shamra), che racconta come nacque, nella regione del lago di Hule, il giovane toro divino consacrato a Baal, avremmo l'origine del culto di Lais, ereditato dai Daniti (cf. Syria, 1936, 150-73; R. Dussaud, ivi, 283-95; Id., Les découvertes de R. Sh. et l'A. T., Parigi 1937, p. 99 ss.). Ma

1. il solo nome - abbastanza diffuso - che proviene da una radice comune a tutti i dialetti semiti (dn = giudicare) non può costituire argomento per Danel = Dan; e nulla autorizza l'identificazione dei nomi propri ugaritici, con quelli israelitici eventualmente affini (De, Vaux, in RB, 1947, 286; De Langhe, II, 149-56; 472-88);
2. l'ubicazione del poema di Anat non è certa; smk inteso da Dussaud "lago di Hule" (Semak, o Semachonitis), probabilmente è un semplice nome di persona (De Langhe, II, 209-17); e d'altra parte il culto del vitello è così generale che nulla può dedursene per il santuario di Lais.
[F. S.]

BIBL. - A. LEGENDRE. in DB. II. coll. 1232-46; L. DESNOYERS. Hist. du peuple hébreu. I. Parigi 1921. pp. 118-25; F. M. ABEL. Géogr. de la Palestine. I. ivi 1933. p. 306; II. 2a ed. 1938. p. 52 s.; A. GELIN; Iosué (La Ste Bible. ed. Pirot 3). ivi 1949. p. 110 s.; R. TAMISIER. Juges, ivi, pp. 160 ss. 267-79.


Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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