Ministero petrino


Il servizio speciale per la fede cristiana, per la sua vita ed unità esercitato da san Pietro e passato al suo successore, il vescovo di Roma, la città dove morirono martiri i santi Pietro e Paolo. L'ufficio petrino comporta la testimonianza da rendere alla risurrezione di Cristo (Lc 22,31?32; 24,34; At 2,22?36) e 1'esercizio dell'autorità pastorale con amore (Mt 16,17?19; Gv 21,15?19; 1 Pt 5,1?4). Sant'Ignazio di Antiochia (circa 35 ? circa 107) chiamò la Chiesa di Roma: « Quella che presiede nella carità ». Questa espressione fu ripetuta dal patriarca Demetrio quando Giovanni Paolo II visitò Costantinopoli nel 1979. Sant'Ireneo di Lione (circa 130 circa 200) si appellò alla successione apostolica in genere e a quella del vescovo di Roma in particolare come un criterio per riconoscere la verità cristiana. Quando il Tomo (lettera inviata al Patriarca di Costantinopoli, san Flaviano) di san Leone Magno (papa dal 440 al 461) fu letto al Concilio di Calcedonia (451), i membri del Concilio esclamarono: « Pietro ha parlato per bocca di Leone ». Il Concilio Vaticano I (1869?1870) espresse l'ufficio petrino in termini di giurisdizione universale e di infallibilità (DS 3050?3075; FCC 7.176?7.199). Il Concilio Vaticano II evidenziò il carattere collegiale di questo ufficio, esercitato insieme a tutti i vescovi i quali insieme e sotto al successore di Pietro condividono la responsabilità dell'intera Chiesa (LG 22). I recenti dialoghi ecumenici con Anglicani, Ortodossi e Protestanti hanno manifestato una crescente sensibilità per la necessità di un ufficio centrale nella Chiesa come segno visibile e agente dell'unità cristiana nella fede. Non c'è, però, ancora un accordo sull'esercizio concreto del ministero petrino. Cf Apostolo; Cattolicesimo; Collegialità; Conciliarismo; Febronianismo; Gallicanesimo; Giurisdizione; Infallibilità; Papa; Protestante; Riforma (La); Pentarchia; Successione apostolica.

Fonte: Dizionario sintetico di Teologia (G.O Collins, E.G. Farrugia)
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