Messia


Il liberatore promesso da Dio per un popolo sofferente. L'aggettivo ebraico maschiach (« unto ») era usato per l'unzione regale (1 Sam 10,1; 24,7; 2 Sam 2,4) e per l'unzione sacerdotale (Lv 4,3.5). In entrambi i casi, indicava una persona investita da Dio con poteri e funzioni speciali. Attraverso la promessa di Natan a Davide (2 Sam 7,12?16) e altri influssi (Is 9,5?7; Ez 34,23?24; 37,24?25; e i Salmi messianici: Sal 2, 17, 22, 45, 49, 72, 89, 110), il termine Messia (o in greco: Cristo) finì per indicare il re promesso della discendenza di Davide che avrebbe finalmente liberato il popolo. Il NT riconosce Gesù come il Messia re che ora regna in cielo (At 2,36; 5,31) e che verrà con potenza e gloria (At 3,20?21). Però, fu già investito di simili funzioni durante il suo ministero (Lc 4,17?21; Mc 8,29) e perfino nella sua infanzia (Lc 1,32?33; 2,11; Mt 1,23; 2,6). Come designazione per Gesù che comprende i suoi poteri e la sua identità, Messia o Cristo (Gv 1,41; 4,25) era così frequente che al tempo della prima lettera di Paolo era già divenuto un (secondo) nome proprio (1 Ts 1,1), come avviene anche oggi quando si parla di « Gesù Cristo ». Cf Titoli cristologici; Unto.

Fonte: Dizionario sintetico di Teologia (G.O Collins, E.G. Farrugia)
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