Merito


La bontà di un'azione che dà diritto a una ricompensa. Dopo che Tertulliano (circa 160 ? circa 220) ebbe introdotto il termine, i teologi medievali distinsero fra merito de condigno, ossia il merito basato su uno stretto diritto di giustizia, e la nostra situazione di fronte a Dio, merito de congruo, dove è conveniente che siano ricompensate le azioni dei giustificati (o di quelli non ancora giustificati). Dietro a questo insegnamento, stanno molti passi scritturistici i quali affermano che Dio premia le azioni buone e punisce quelle cattive (Es 23,20?22; Mt 5,3?12; 6,4; 19,21; 25,31?46; 1 Cor 3,8; Ap 22,12). D'altra parte, sant'Agostino di Ippona (354?430) ha fatto notare che ogni « aspirazione » di fronte a Dio è basata unicamente su ciò che Dio ha dato prima liberamente: « Dio non corona i tuoi meriti come meriti tuoi, ma coronando i tuoi meriti, corona i suoi stessi doni » (cf DS 248, 388; FCC 8.020). Il Concilio di Trento, richiamandosi a Rm 11,6, insegnò che non possiamo meritare la grazia iniziale della giustificazione e la ricompensa eterna che ne consegue (DS 1532; FCC 8.065). Nondimeno, la giustificazione mediante i meriti infiniti di Cristo produce un cambiamento intrinseco mediante cui il giustificato può produrre i frutti dello Spirito (Gal 5, 22?23). La controversia della Riforma sul merito ha appena sfiorato le Chiese Orientali. Le loro liturgie non solo pregano gli angeli e i santi, ma pregano anche per loro, volendo significare che la grandezza di ogni creatura è sempre dovuta alla misericordia di Dio. Cf Concilio di Trento; Deificazione; Giustificazione; Grazia; Imputazione; Opere buone; Santificazione.

Fonte: Dizionario sintetico di Teologia (G.O Collins, E.G. Farrugia)
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