Libertà religiosa


Il diritto di ogni persona umana e di ogni gruppo di praticare la propria religione senza alcuna interferenza da parte di altri gruppi. Dopo secoli di persecuzioni, la Chiesa ha ottenuto la libertà con il cosiddetto Editto di Milano del 313, godendo tolleranza e sostegno da parte di Costantino il Grande (morto nel 337), il quale è onorato come santo dagli Ortodossi. In un tempo in cui il cristianesimo dominava nella vita d'Europa, san Tommaso d'Aquino (circa 1225?1274) affermò che, siccome la loro defezione costituiva una minaccia per l'edificio sociale, i cristiani apostati dovevano essere riconquistati anche con la forza sostenendo d'altra parte che un'interferenza del genere sui non cristiani sarebbe stato un peccato contro la giustizia naturale. Secoli di guerre di religione, di persecuzioni e discriminazioni in nome delle religioni stabilite hanno ripetutamente messo in evidenza il male di una simile intolleranza. Purché i seguaci di una data religione non infrangano i diritti degli altri, la loro libertà va rispettata e protetta. Il Concilio Vaticano II ha affermato il diritto di libertà nella pratica della propria religione, in particolare per i gruppi minoritari (cf DH 2?8; 15; NA 4?5). Il mondo ricorda con riconoscenza difensori contemporanei della libertà religiosa, come Roger Williams (circa 1604?1684), Thomas Jefferson (1743?1826), Mohandas Gandhi (1869?1948) e John Courtney Murray (1904?1967). Cf Chiesa e Stato; Diritti umani; Libertà; Tolleranza.

Fonte: Dizionario sintetico di Teologia (G.O Collins, E.G. Farrugia)
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