Citazioni implicite
Autore: Padre Luigi Vagaggini
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco SpadaforaAnche quando la c. i. è certa, spesso l'agiografo non approva né disapprova; è compito delicato dell'esegeta distinguere, come si fa nelle citazioni esplicite, fra "verità della citazione" e "verità del contenuto" della citazione stessa. In altri termini per il fatto che la tal frase è citata, non è detto che sia vera; conserva il valore che aveva nella fonte d'origine (v. Ispirazione).
Di regola si presume che l'agio grafo garantisca il contenuto delle C. i.; ma va tenuto presente il modo di comporre in uso tra i Semiti: porre gli uni accanto agli altri i vari documenti, così come stanno, è tra loro abituale.
La "teoria delle c. i." per la prima volta fu presentata in sistema da F. Prat (La Bible et l'histoire, Parigi 1904). Nelle c. i. non sempre l'agiografo garantirebbe la verità del contenuto o almeno di ogni particolare; i lettori immediati, riconoscendo l'allusione alle ben note fonti utilizzate, non incorrevano in errore. La teoria sembrava esagerare il numero delle C. i. non approvate dall'agiografo, aprendo una strada troppo facile per eludere le difficoltà esegetiche.
La Pontificia Commissione Biblica ammise (1905) la possibilità delle c. i. non approvate, ma volle una dimostrazione seria ed accurata della esistenza, da farsi caso per caso, ad evitare ogni arbitrio e leggerezza (EB., n. 160). Simile atteggiamento riservato mantennero altri documenti pontifici (Denz. 2090.2188) . L'esegeta può quindi applicare il principio delle c. i., però dopo accurato studio e quando ha fondati motivi per farlo.
[L. V.]
BIBL. - L. VENARD, Citations de l'A. T. dans le N. T., in DB., II, coll. 23-51; A. LEMONNYER, Citations implicites, ibid., coll. 51-55; G. M. PERRELLA, Introd. gen. alla S. Bibbia, 2a ed., Torino 1952, pp. 98-102; nella 3a ed., 1960, p. 67 ss. ; H. HOPFL, Introductio generalis in S. Scripturam, ed. 6a, a cura di L. LELOIR, Roma 1958, pp. 114- 118.