Faccia
Autore: P. Gils e J. Guillet
Fonte: Dizionario teologico biblico2. Il volto del principe. - Le relazioni tra suddito e principe si esprimono in un gioco di volti: si chiede di vedere la faccia del re (2 Sam 14, 32), ma alla sua presenza ci si prostra «faccia a terra» (2 Sam 1, 2; 14, 33). È un favore insigne poter guardare il volto del re (Est 1, 14), una grazia ansiosamente spiata vederlo illuminarsi di un sorriso (Giob 29, 24 s), perché «nella luce del volto regale e la vita» (Prov 16, 15).
3. Cercare la faccia di Dio. - Benché Dio non sia un uomo (Num 23, 19) e nessuna creatura possa dare un‘idea della sua gloria (Is 40, 18; 46, 5), ha nondimeno, come un uomo, dei disegni e delle intenzioni, vuole entrare in comunicazione con l‘uomo; anche egli quindi ha un volto. Di volta in volta lo può mostrare nella sua benevolenza (Sal 4, 7; 80, 4. 8. 20) e nasconderlo nella sua ira (Is 54, 8; Sal 30, 8; 104, 29). In mezzo ad Israele abita questo volto divino. Benché invisibile, esso è pieno della straordinaria vitalità del Dio vivente, e questa presenza della faccia divina è la forza del suo popolo (Es 33, 14; 2 Sam 17, 11; Deut 4, 37; Is 63, 7). Essa dà il suo valore all‘aspirazione cultuale di vedere la faccia di Dio (Sal 42, 3), di «cercare la faccia di Dio» (Am 5,4; Sal 27,8; 105,4). Ma poiché il volto di Jahve è quello del Dio santo e giusto, soltanto «i cuori retti contempleranno la sua faccia» (Sal 11, 7).
4. Il faccia a faccia con Dio- - La faccia di Dio è mortalmente temibile per l‘uomo (Giud 13, 22; Es 33, 20) a motivo del suo peccato (Is 6, 5; Sal 51, 11); e tuttavia è la vita e la salvezza dell‘uomo (Sal 51, 13 s). Eccezionalmente «Jahve conversava con Mosè faccia a faccia, come un uomo conversa Con il suo amico» (Es 33, 11). Ma quando Mosè chiede di vedere la gloria di Dio, vede Dio solo di spalle (Es 33,18-23). «Seguire uno significa vederlo di dietro. Così Mosè, che ardeva dal desiderio di vedere la faccia di Dio, impara Come si vede Dio: seguire Dio dovunque egli conduca, questo stesso è vedere Dio» (Gregorio Nisseno).
5. Sulla faccia di Cristo, Dio ha fatto rispondere per noi il suo volto e ci ha fatto grazia (cfr. Num 6, 24). Di fatto su questa faccia risplendette la gloria di Dio (2 Cor 4, 6); la gloria della trasfigurazione (Mt 17, 2 par). è il segno che, in Gesù, Dio stesso si è dato un volto (cfr. Apoc 1, 16) e che in lui si è fatta vedere la faccia Che «nessuno mai ha visto» (Gv 1, 18): «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14, 9). È una faccia umana, schernita, velata (Mc 14, 65 par.), sfigurata (cfr. Is 52, 14), ma è «l‘impronta della sostanza divina» (Ebr 1, 3). Per aver visto la gloria di questo volto, il Cristiano, per mezzo dello Spirito Santo che abita in esso, rimane in permanenza illuminato e trasformato, non Con una manifestazione passeggera Come il volto di Mosè (2 Cor 3, 7 s), ma con una irradiazione di vita e di salvezza: «Noi tutti Che, a volto scoperto, rispecchiamo la gloria del Signore, siamo trasformati in questa stessa immagine, sempre più gloriosa, Come Conviene all‘azione del Signore Che è spirito» (2 Cor 3, 18). Questa «gloria di Dio sul volto di Cristo» il servizio del vangelo la fa irradiare «su ogni coscienza umana» (2 Cor 4, 2-6). Così trasfigurati nello Spirito dalla gloria del Signore, i cristiani hanno la Certezza di scoprire un giorno «faccia a faccia» colui Che non Conoscono ancora se non «in uno specchio», di conoscere Come sono conosciuti (1 Cor 13, 12), di «vedere Dio» (Mt 5, 8). Sarà così soddisfatto il desiderio che attirava Israele al tempio: «Il trono di Dio e dell‘agnello sarà innalzato, ed i servi lo adoreranno, vedranno la sua faccia» (Apoc 22,3s).