Fenomenologia


È lo studio dei fenomeni in quanto contrapposi ai nooumeni (Gr. « le cose che sono percepite »), o cose come sono in sé e non semplicemente come appaiono. Dopo che Immanuel Kant (1724?1804) ebbe stabilito una distinzione netta tra il mondo nooumenico e quello fenomenico, Giorgio Guglielmo Federico Hegel (1770?1831), nella sua Fenomenologia dello Spirito (1807) pensò di tracciare le varie fasi attraverso cui passa la mente: dalla semplice consapevolezza alla certezza sensibile dei fenomeni, alla conoscenza assoluta dello Spirito. Studiando i contenuti della coscienza umana, la fenomenologia di Edmondo Husserl (1859?1938) mirò a descrivere il modo con cui le cose si manifestano effettivamente nella loro realtà. L'opera di Max Scheler (1874?1928) sui sentimenti e sui valori portò la fenomenologia in una direzione in un certo senso agostiniana, cosa che fece l'assistente di Husserl, la beata Edith Stein (1891?1942). La fenomenologia può anche essere esistenzialista, come quella di Maurice Merleau?Ponty (1908?1961), che si adoperò a descrivere « il mio mondo », più che il mondo com'è in se. Con Martin Heidegger (1889?1976), la fenomenologia divenne una filosofia dell'esistenza, basata sulla storicità e sul tempo. Cf Esistenzialismo; Esperienza religiosa; Filosofia.

Fonte: Dizionario sintetico di Teologia (G.O Collins, E.G. Farrugia)
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