Candelabro a sette bracci
Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco SpadaforaCostruito, sul modello dato da Mosè Ex. 25, 40; Num. 8, 4), da valenti artisti Ex. 31, 2; 37, 1.17) che vi impiegarono un talento d'oro (= kg. 49, 11: Ex. 25, 39, dono degli Israeliti (Ex. 39, 36), consacrato con olio sacro (Ex. 30, 27; 40, 9), fu posto nella tenda un anno dopo l'esodo dall'Egitto (Ex. 40, 2.4.24) e ne fu affidata la cura ai Caatiti (Num. 3, 31). Secondo i rabbini il c. era alto 3 cubiti e largo (lampade esterne) 2, ca. = 1,60 x 1.05. Durante le marce, veniva ricoperto con porpora violetta e pelle di vacca marina (Num. 4, 9). Salomone fece costruire dagli artisti fenici 10 c., sullo stesso modello (Ex. 25) e li pose nel Tempio, 5 a destra e 5 a sinistra (= su ciascuna parete, o, secondo i rabbini, ai lati del c. mosaico): I Reg 7, 49; II Par. 4, 7. Il c. mosaico nel testo non è ricordato; sembra del tutto normale che sia stato conservato e continuò ad essere acceso ogni sera (cf. II Par. 13, 11).
I c. di Salomone aumentavano la magnificenza; non pare abbiano mai rivestito il carattere sacro dell'antico. Nabucodonosor 587 a. C.) li portò via a Babel con gli altri oggetti di valore (Ier. 52, 19; cf. II Reg. 25, 15; II Par. 36, 6.10.18). I rimpatriati ricostruirono il c. e lo posero nel nuovo Tempio. Antioco IV Epifane, se ne impossessò e lo spezzò (I Mach. 1, 23). Ricostruito da Giuda Maccabeo (I Mach. 4, 49), il c., cui allude Eccli. 26, 22, rimase nel Tempio restaurato da Erode; al 70 d. C. (distruzione di Gerusalemme e incendio del Tempio), fu tra i pochi oggetti che ornarono a Roma il trionfo di Tito, e figura in un bassorilievo dell'arco eretto dal Senato al vincitore. Il c., nell'insieme, vi è riprodotto con rigorosa esattezza; non così per i dettagli: le figure di animali chimerici sulla base sono incompatibili con la Legge e i costumi giudaici. Il c. fu posto nel tempio della Pace (Giuseppe, Bell. VII, 5, 7); nel 455, Genserico lo porta a Cartagine; Belisario nel 534 lo trasferisce a Costantinopoli; scompare sotto Giustiniano. I significati simbolici attribuiti al c. (Giuseppe, Bell. VIII, 5, 5: santità della settimana giudaica; Id., Ant. III, 6, 7; Filone, Mos. 3, 9: simbolo dei 7 pianeti; altri, simbolo della presenza di Dio), sono più o meno arbitrari. In Zac. 4, 2-12 il candelabro (con un serbatoio a parte che alimenta le lampade) è simbolo del Tempio, le sette lampade che lo sovrastano, simbolo della Provvidenza che veglia al compimento dell'edificio (D. Buzy, Les symboles A. T., Parigi 1923, p. 372 s.); la visione non ha relazione alcuna col c. mosaico. In Apoc. 1, 22 s. dei 7 c. d'oro, simbolo delle 7 chiese d'Asia, non è accennata la forma; mentre Apoc. 11, 4 si riferisce a Zach. 4, 2-12.
[F. S.]
BIBL. - E. LEVESQUE, in DB, II. coll. 541-46: B. UGOLINI. Thesaurus antiquitatum sacrarum, XI, 885-1110; J. HAASE, Der siebenarmige Leuchter des Alten Bundes, Monaco 1922: A. CLAMER. Nombres (La Ste Bible, ed. Pirot. 2) Parigi 1940, p. 283: A. MÉDEBIELLE, Rois (ibid., 3), 1949, p. 623.