Caino


Tra i figli di Adamo, C. coltivava la terra»; Abele «fu pastore di greggi» (Gen. 4, l s.). C., invidioso e malvagio (I Io. 3, 12), con trascuratezza offre all'Eterno dei prodotti del suolo; Abele invece, con grande venerazione, Gli immola il meglio del suo gregge (Hebr. 11, 4). Dio manifestò in qualche modo sensibile il gradimento dell'offerta di Abele (qualcuno pensa al fuoco sceso dal cielo a consumare la vittima). C. se ne infuriò. Sordo al richiamo divino: «Se tu nutri pensieri malvagi, il demonio (Smit) sta lì in agguato, come belva per soggiogarti. Col tuo libero arbitrio, puoi vincerlo e dominarlo», C. invitò Abele lungi dagli altri familiari, in campagna, e l'uccise. «Cosa hai fatto?», dice il Signore a C. che gli si volge superbo e sgarbato. «Sii maledetto... andrai fuggiasco ed errante...». C. si scuote: «Grande è il mio delitto, insopportabile»; ne teme la vendetta degli altri (fratelli e nipoti). Ma Dio misericordioso anche nel castigo, lo assicura e fa un segno su di lui (la cui natura non è possibile precisare): Gen. 4, 3-16.

I Cainiti costruiscono le prime (rozze) abitazioni; sorgono e progrediscono le arti (Gen. 4, 17-21). Anche la tradizione babilonese attribuisce alle genti antidiluviane l'invenzione e l'uso del metalli. Ma con le arti i discendenti di C. accrescono anche la corruzione morale. E Lamech dà il primo esempio di poligamia (deviazione dalla istituzione sacra originaria); esempio che verrà imitato e tollerato anche nel popolo eletto. E fidente nelle armi costruite dai figli, esprime la sua orgogliosa sicurezza, con il sentimento della più feroce vendetta (Gen. 4, 18.23 s.).

Con l'incrociarsi della reproba stirpe di C. con quella pia di Set (Gen. 4, 25 s.), la malvagità dilaga e Dio interviene con la punizione del diluvio (Gen. 6, 1 ss.; Sap. 10, 4). C. perì vittima del suo furore che l'aveva spinto al fratricidio (Sap.10, 3): è espressa così la sua morte eterna; ed è rimasto tipo dell'empio, che cerca rovinare i fratelli (Iud. 11); privo del senso delle cose divine (Filone, De sacrif. Abelis et C., 2.; De poster. C., 38). La leggenda giudaica afferma che C. perì schiacciato sotto la sua casa (Giubilei IV, 31) o ucciso per sbaglio da Lamech.
[F. S.]

BIBL. - J. CHAINE, La Genèse, Parigi 1948; I. O. SMIT, Serpens aut daemonium?, in Studia Anselmiana, 27-28, Roma 1951, pp. 94-97; P. DE AMBROGGI, Le Epistole catt., 2a ed., Torino 1949. PP. 251.307; SIMON-PRADO, Prael. Bibl., V. T., I, 6a ed., Torino 1949, pp. 84-107.


Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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